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Cos’è un vaccino?

Sapreste rispondere alla domanda “che cos’è un vaccino”? Siete sicuri di saper rispondere anche alle successive domande “a cosa serve” e “come funziona”? Il tutto ovviamente senza aprire Google o Wikipedia, sarebbe troppo facile altrimenti. Sembrano domande banali e scontate, ma non lo sono affatto, perché nella vita di tutti i giorni tante volte abbiamo a che fare con concetti o cose che poi, alla fine, non sappiamo spiegare. Le conosciamo, ma non le abbiamo capite a fondo.

Vaccino, autismo, obbligo di vaccinazione, scuola. Abbiamo posto un po’ di domande a Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Semplicemente, che cos’è un vaccino?
È una tecnologia che serve a proteggerci dalle malattie infettive. Tecnologia che si è evoluta nel tempo dato che è stata inventata alla fine del ‘700, inizio ‘800. Che da primitiva è divenuta sofisticatissima, si avvale infatti del contributo dell’ingegneria genetica, della biologia molecolare e di tutte le altre discipline scientifiche.

E a chi dobbiamo i nostri grazie?
Il vaccino è stato ideato da un medico inglese, Edward Jenner. Notò che le mungitrici di vacche avevano delle vesciche sulle mani e non si ammalavano di vaiolo, intuì allora che c’era qualcosa all’interno di queste vesciche che le proteggeva. In queste vesciche non c’era altro che il virus del vaiolo vaccino, questo le proteggeva dal vaiolo umano perché, di fatto, il virus vaccino era un sosia di quello umano, ma, al contrario di quest’ultimo produceva solo effetti positivi: una lieve febbre e la protezione, non la malattia. [Il termine “vaccino” deriva proprio dalla parola “variolae vaccinae”, cioè vaiolo della mucca, ndr]

Edward Jenner
Edward Jenner

Quindi se una persona chiedesse “che cos’è un vaccino e come funziona”, potremmo anche rispondere che una somministrazione controllata dello stesso virus o batterio?
Un tempo era così e si inoculava un virus analogo, vivo diciamo, che però era un sosia. Adesso non più, anche se ancora oggi ci sono alcuni vaccini che sono a somministrazione di virus/batteri viventi attenuati o a virus/batteri uccisi.

In parole pavore a che serve?
A far sviluppare in anticipo quegli anticorpi necessari a sconfiggere il virus/batterio, quello vero ovviamente. Così facendo, una volta che il corpo umano entra in contatto con il virus patogeno, il sistema di difesa è già pronto e addestrato: ciò evita la malattia, che poi è lo scopo del vaccino.

Prima ha detto “virus vivi”, detta così spaventa.
Ma no. Prenda per esempio il virus vaccino contro la meningite o l’epatite B. Viene somministrata solo una parte del virus che si chiama “antigene”.

Che è una parte innocua.
Che è una parte innocua, esatto. Totalmente innocua. Non sarebbe mai in grado di dare né malattia, né effetti collaterali importanti.

A proposito di effetti collaterali…
Guardi sono lievi e rari. I più importanti sono tre:

  1. Il dolore al sito di inoculo quando il vaccino viene iniettato con siringa, ma niente di che.
  2. Una piccola febbre. Questo rialzo febbrile significa sostanzialmente che il corpo sta reagendo. Se non c’è si sta meglio, ovvio, ma in ogni caso è il segnale positivo di una reazione positiva [perdonate la ripetizione, ndr].
  3. Poi ci sono quelli di carattere allergico dei quali il più grave è lo shock anafilattico. Ma parliamoci chiaro: è un inconveniente che si può verificare anche a seguito di una puntura di insetto o un qualsiasi farmaco, non un “problema” del vaccino stesso. E poi i casi sono rarissimi, noi all’Istituto Superiore di Sanità abbiamo avuto cinque casi su nove milioni di vaccinati. Non dimentichiamoci che il vaccino non lo somministra un passante di turno, ma da personale qualificato, quindi niente paura che di vaccino non è mai morto nessuno.

Tutta la querelle sull’autismo è una bufala?
Assolutamente. È una bufala nata da un medico inglese – Andrew Jeremy Wakefield – che era in conflitto di interessi perché faceva affari due volte. La prima con gli avvocati che, grazie ai suoi fraudolenti studi che correlavano il vaccino trivalente – morbillo, parotite, rosolia – all’autismo e altre patologie, citavano in giudizio le case farmaceutiche produttrici dei vaccini in questione. E la seconda perché si era accordato con una casa farmaceutica con la quale brevettò, nel frattempo, un sistema di vaccini separato. Lui sosteneva, per interessi personali ovviamente, che i vaccini della trivalente non dovevano essere somministrati tutti e tre insieme, ma separati, grande corbelleria dal punto di vista immunologico.

Walter Ricciardi - Presidente Istituto Superiore di Sanità
Walter Ricciardi – Presidente Istituto Superiore di Sanità

Vaccino sì, vaccino no. Da una parte c’è la comunità scientifica che si muove abbastanza silenziosa e compatta, dall’altra, ci sono svariati volti noti dei più disparati settori del “mondo civile” come musicisti, attori, scrittori, diciamo opinion leader in generale, che si improvvisano esperti creando più confusione che altro. La copertura vaccinale per la trivalente, per esempio, è scesa sotto la soglia minima del 95% arrivando fino all’86%. Che ne pensa della vaccinazione obbligatoria come requisito per l’iscrizione scolastica?
Nel migliore dei mondi possibili, nelle società in cui c’è un elevata cultura scientifica e sanitaria, la cosa migliore sarebbe che i genitori vaccinassero i propri figli con convinzione, senza obbligo, come fosse l’atto più naturale e logico che ci sia.

Questo in una società ideale…
Ma guardi che ce ne sono tante. Veda per esempio in Gran Bretagna dove, dopo l’effetto Wakefield, la copertura sanitaria è tornata a dei livelli altissimi, e stiamo parlando di 98-99%.

Ma la Gran Bretagna non è l’Italia.
Il problema è che l’Italia è un paese in cui la cultura scientifica e la cultura sanitaria non sono particolarmente sviluppate – e questo non lo dico io ma le statistiche internazionali – quindi succede che nell’incertezza determinati genitori siano portati a credere, appunto, alle fandonie, agli imbrogli e alle paure.

Il che è comprensibile, è la paura di sbagliare sulla pelle del proprio figlio.
Esattamente. I genitori hanno paura e quindi andrebbe tranquillizzati dal sistema sanitario mediante una corretta comunicazione. Però vede, succede che se provi a chiedere informazioni a chi, per una serie di motivi interessati o disinteressati, alimenta la paura, hai quel fenomeno che si è verificato in Italia che ha portato a una diminuzione importante delle vaccinazioni mettendo così a rischio tutti i bambini: non solo i figli di genitori che hanno scelto di non procedere alla vaccinazione, ma soprattutto quelli che non possono vaccinarsi perché malati di altre patologie. È la cosiddetta “immunità di gregge”. Quando noi abbiamo più del 95% di immunizzati impediamo ai germi di circolare. Quando, invece, si va al di sotto di questa soglia – e ormai sono già due anni che ci siamo – significa che i germi ricominciamo a circolare e a colpire soprattutto quei bambini che, come dicevo, non si possono vaccinare perché già malati. E guardi che sono tantissimi, come ad esempio quelli che soffrono di depressione immunitaria o patologie oncologiche giusto per fare due esempi comuni.

Perciò vaccinazione obbligatoria per tutti!
Sicuramente c’è il bisogno di adottare delle strategie protettive nei confronti dei più deboli. L’Emilia Romagna è stata la prima a farlo, dove a Rimini c’è la sede centrale del Comilva, Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazioni che ha lo scopo di ottenere la libertà di scelta in materia di vaccinazioni [si legge dal portale ufficiale che «l’obbligatorietà dell’atto vaccinale è una violazione morale e fisica della libertà personale e di coscienza oltre che un’illogicità scientifica», ndr]. In Emilia si era scesi fino all’80% con migliaia di bambini non vaccinati [dall’anno scolastico 2017-2018 i bambini che non sono stati sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie non potranno frequentare gli asili nido pubblici in Emilia Romagna, ndr]. Perciò in questa fase storica io considero necessario reintrodurre l’obbligo di vaccinazione.

Foto in apertura: preparazione di virus attenuati coltivati in uova di pollo. Il vaccino antinfluenzale è un esempio di vaccino preparato in questo modo – Foto di D. Henrioud – http://ihm.nlm.nih.gov/images/A14098, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6725051

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